Torna in libreria Elena Ferrante con “L’amica geniale”: eccone un estratto in anteprima

Da pochi giorni in libreria è arrivato il nuovo libro di Elena Ferrante, intitolato L’amica geniale (Edizioni E/O, 2011): la storia di due bambine, Lila e Elena, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, della loro amicizia, del passaggio dall’infanzia all’età adulta, del cambiamento di un quartiere e di tutta l’Italia nell’arco di cinquant’anni. Un romanzo che inaugura così una saga tutta al femminile, che si svilupperà nei prossimi mesi con altre pubblicazioni che ci racconteranno la storia totale di queste due vite. Dopo la bellezza assoluta di sue precedenti pubblicazioni come I giorni dell’abbandono, L’amore molesto e La figlia oscura, l’autrice ignota (è forse Goffredo Fofi? Domenico Starnone?) torna sulle scene con la sua lingua calda, avvolgente e molto evocativa. Eccone un estratto.

Era stata colpa sua. In un tempo non troppo distante – dieci giorni, un mese, chi lo sa, ignoravamo tutto del tempo, allora – mi aveva preso la bambola a tradimento e l’aveva buttata in fondo a uno scantinato. Ora stavamo salendo verso la paura, allora ci eravamo sentite obbligate a scendere, e di corsa, verso l’ignoto. In alto, in basso, ci pareva sempre di andare incontro a qualcosa di terribile che, pur esistendo da prima di noi, era noi e sempre noi che aspettava. Quando si è al mondo da poco è difficile capire quali sono i disastri all’origine del nostro sentimento del disastro, forse non se ne sente nemmeno la necessità. I grandi, in attesa di domani, si muovono in un presente dietro al quale c’è ieri o l’altro ieri o al massimo la settimana scorsa: al resto non vogliono pensare. I piccoli non sanno il significato di ieri, dell’altro ieri, e nemmeno di domani, tutto è questo, ora: la strada è questa, il portone è questo, le scale sono queste, questa è mamma, questo è papà, questo è il giorno, questa la notte. Io ero piccola e a conti fatti la mia bambola sapeva più di me. Le parlavo, mi parlava. Aveva una faccia di celluloide con capelli di celluloide e occhi di celluloide. Indossava un vestitino blu che le aveva cucito mia madre in un raro momento felice, ed era bellissima. La bambola di Lila, invece, aveva un corpo di pezza gialliccia pieno di segatura, mi pareva brutta e lercia. Le due si spiavano, si soppesavano, erano pronte a scappare tra le nostre braccia se scoppiava un temporale, se c’erano i tuoni, se qualcuno più grande e più forte e coi denti aguzzi le voleva ghermire.

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Una risposta a Torna in libreria Elena Ferrante con “L’amica geniale”: eccone un estratto in anteprima

  1. Gemini80 ha detto:

    mi è sempre piaciuta, e mi ha sempre intrigato la diatriba sulla sua identità! secondo me è Fofi!!!

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