“Terraferma”, il nuovo film di Crialese tra carezze e pugni

Ci sono film che non vogliono essere pretenziosi, che vogliono solo raccontare una storia, farlo nel migliore dei modi possibili, senza effetti speciali né escamotages narrativi, senza esagerazioni né colpi di scena: sono questi i film che riescono meglio, che al di là dell’essere capolavori o no, centrano il bersaglio ed entrano dritti nella testa e nel cuore degli spettatori. È senza dubbio il caso di Terraferma di Emanuele Crialese. Presentato al Festival del Cinema di Venezia, vincitore del Gran Premio della Giuria, è insieme una carezza e un pugno. La carezza del mare, di una splendida isola siciliana affacciata sul Mediterraneo e dalle case dai colori chiari, caldi, ricchi di calore e vento. La carezza del volto di Donatella Finocchiaro e del suo personaggio, una mamma dolcissima con la voglia di riscatto, di vita, di libertà. La carezza di un nonno pescatore, Mimmo Cuticchio, saldamente ancorato alla sua barca e alle leggi del mare, e soprattutto a suo nipote, Filippo Pucillo, a metà strada tra un eterno fanciullo e un uomo con tante responsabilità. I pugni sono reali, attuali e seri: l’immigrazione clandestina, le flotte di uomini afflitti che esperiscono l’incipit della morte pur di tentare un riscatto, fuggire dalla disperazione, fuggire dalla povertà. I pugni della vicenda di Lampedusa, del volto profondo e drammatico di Timnit T., dei contrasti tra la generazione cresciuta nel mare, pronta a salvare chiunque si trovi sulla loro rotta, e i giovani pescatori, preoccupati del loro lavoro, della loro fonte di sopravvivenza, anche a scapito delle vite altrui. Un film da vedere insomma, con una fotografia fantastica che tocca le corde della poesia, e un finale che evita la morale, ma semplicemente racconta il naturale evolversi di ciascun punto di vista dei personaggi, senza tentare di ammaliare il pubblico, che uscirà dalla sala ferito, nostalgico, sulle note reinterpretate di Le vent nous portera dei Noir Desir.

di Daniele Messina

 

 

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2 risposte a “Terraferma”, il nuovo film di Crialese tra carezze e pugni

  1. Davide S. ha detto:

    bellissimo, concordo con la recensione, un tocco di poesia in questa Italia senza speranza…

  2. Luciana Razete ha detto:

    Il film propone tanti temi : il contrasto tra le legge del mare ( della solidarietà e dell’accoglienza ) con quella degli uomini, tra l’edonismo dei turisti ed il dramma dei disperati che tentano l’approdo sull’isola, ma lo fa senza retorica, attraverso la straordinaria poesia delle immagini con le quali, come pochi, Crialese sa esaltare l’intensità dei sentimenti umani sia nella dimensione individuale ( i volti commossi di Giulietta e della mamma etiope ) che collettiva e corale ( le strette di mano nella scena inziale della commemorazione funebre) .Suggestioni verghiane ( espressione della sicilianità di Crialese) nelle figure dei protagonisti, tutti interpreti superlativi di una storia che si immedesima con una natura vibrante,
    esaltata da una splendida fotografia.
    Luciana R.

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